pretioperai.it

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Benvenuti!

Questo sito vorrebbe essere il luogo della memoria del percorso umano e di fede di coloro che in Italia si sono chiamati "preti operai": due termini inconciliabili, a detta di molti; ma che non a caso noi abbiamo spesso scritto con un trattino di congiunzione in mezzo; trattino che infine abbiamo abolito, componendo l'unica parola "pretioperai", abbreviato in PO nel linguaggio a noi più familiare.

Dire “memoria dei PO” forse è troppo. Forse è meglio limitarci a parlare di una specie di archivio degli scritti dei PO; archivio che nel corso degli ultimi vent’anni si è materializzato nelle pagine di una rivista, che abbiamo intitolato appunto PRETIOPERAI.
Per la precisione, dovremmo aggiungere che la nostra rivista PRETIOPERAI è stata l’archivio degli scritti di una parte soltanto dei PO italiani: ITINERARI a Torino, ESODO a Mestre-Venezia e LOTTA COME AMORE a Viareggio sono interessanti "serbatoi" di scritti dei PO locali.

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Ultimo numero


Ottobre 2011

Numero 92-93

Crisi infinita

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Anche Luisito se n'è andato...

Il 5 gennaio 2012, vigilia dell'Epifania, Luisito Bianchi ci ha lasciati.

Luisito

 

 

 

 

 

 


Di Luisito scriveremo in uno dei prossimi numeri di PRETIOPERAI.
Nella colonna a fianco diamo alcune indicazioni di lettura.

Raffaele era privo del diritto di ammalarsi perché era costretto a lavorare in nero. A 39 anni è morto di infarto in un cantiere di Milano. Vani i tentativi di rianimarlo, inutile la corsa in ospedale. Con la moglie disoccupata e un figlio di pochi mesi non poteva permettersi di perdere i pochi euro della giornata o addirittura il lavoro. Nei giorni precedenti ripeteva: “sto male, sto male”; ma anche quella mattina, per l'ultima volta, si è presentato in cantiere perché non poteva non andare; non poteva fare a meno del guadagno quotidiano indispensabile per tirare avanti la vita con la sua famiglia…
Secondo uno studio della UIL i lavoratori in nero della provincia di Milano sono 145.000, l'8,7% del totale. Nessuna garanzia o tutela è prevista per loro. Neppure il diritto di ammalarsi viene riconosciuto. Siamo in Lombardia, in quella parte del mondo che alcuni chiamano la Padania: anche al nord è di casa il profondo sud …
Francesco, di 33 anni, cade da un ponteggio, senza protezioni, nel giorno del suo onomastico. Il trauma gli provoca la frattura delle caviglie e lesioni interne con  emorragia. E' stato ritrovato non all'interno di un cantiere, ma sul ciglio di una strada di Ercolano. Qualcuno l'ha portato in quel luogo, abbandonandolo morente, senza chiamare aiuto, perché l'impresa non fosse identificata e indotta a far fronte alle sue responsabilità. Soccorso dai passanti, è morto durante il trasporto in ospedale. Lascia la moglie e un figlio piccolo. Suo padre, in pensione e in precedenza saldatore come lui,  aveva perso una gamba in un incidente sul lavoro. Francesco, dopo un periodo di disoccupazione, finalmente aveva trovato un posto, accettando il ricatto e gli svantaggi di un lavoro in nero. Non si sa ancora in quale cantiere stesse lavorando…Chi sa se si saprà mai…
Qualche tempo prima, era avvenuta una cosa analoga in centro Italia. In quel caso si trattava di un immigrato. Anche lui venne portato lontano dal luogo di lavoro per simulare un incidente stradale…Naturalmente lavorava in nero.
Due giorni dopo la morte di Francesco è la volta di Nico, di 26 anni, sempre a Napoli. L'incidente avviene circa alle 14 e la vittima rimarrà senza identità fino alle 20. E' rimasto folgorato mentre lavorava alla ristrutturazione di un seminterrato. I compagni sono fuggiti spaventati. E' stato visto un giovane correre a perdifiato urlando “Nico, povero Nico, avvertite la famiglia, abita vicino alla mia”. I vigili del fuoco lo hanno trovato sul posto con la mano tesa verso i fili della corrente scoperti. Una donna testimonia: “ho raccolto io le grida e il messaggio del suo compagno di lavoro, credo che anche lui fosse ferito: ma in quali condizioni di sicurezza si trovavano?”.
Sempre all'inizio di ottobre un operaio specializzato italiano di una ditta “normale” è rimasto schiacciato da una lastra di marmo in una cava in Valtellina, mentre due giovani immigrati, un albanese e un rumeno, sono rimasti ustionati a Brugherio. Nessuno li aveva avvertiti che il solvente che utilizzavano per scrostare i muri era infiammabile. Una scintilla, forse provocata da un raschietto di metallo, ha fatto divampare le fiamme. Per  l'albanese, in gravi condizioni,  ustioni di secondo e terzo e grado al 90% del corpo;  il rumeno se l'è cavata con solo il 20%. Ambedue erano senza permesso di soggiorno e lavoravano in nero per una ditta che ha il subappalto di un subappalto…
Il dossier potrebbe continuare in maniera incessante perché lo stillicidio è quotidiano e senza interruzione.
 

Luisito Bianchi: consigli di lettura

Giovannino, il figlio del partigiano comunista, chiede a Franco, il protagonista del romanzo “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi:
– Ma tu credi veramente in Dio?
Era facile rispondergli affermativamente. L’abitudine a considerarmi un credente era talmente radicata che, anche in tempi di vuoto profondo, la fede rientrava nell’automatismo con cui mi muovevo. Ma quella domanda, così semplice nella sua formulazione da non consentire risposte evasive, mi turbò. Avevo di fronte un ragazzo che stava aprendosi alla vita e beveva avidamente quanto riusciva a captare di genuino; non si poteva barare con lui, nemmeno con la legittima presunzione d’onestà in cui mi potevo rifugiare, se non volevo che le parole suonassero false prima alle mie orecchie che alle sue. Che potevo dunque rispondergli?
– Non so, gli dissi. – Vorrei credere, ma solo Dio sa se credo.

Nel finale del romanzo, poi, Franco scrive:
Se ora Giovannino mi chiedesse: – Credi in Dio? – gli risponderei: – Non so, – come una volta; – ma credo alla Parola annichilita e risorta per dare un unico senso alla morte e alla vita.
Forse noi non vedremo la nuova terra perché abbiamo mormorato nel deserto presso le acque amare del vecchio mondo: e l’innesto nuovo sul tronco selvatico non dà subito frutti ma attende nella pazienza che si schiuda la misericordia della terra.

E nelle ultimissime righe Franco conclude scrivendo di voler stare
con la mano sulla bocca, come Giobbe dopo la contesa che proclamò la signoria della Parola, in contemplazione di avvenimenti che non capisco ma che ho cominciato a comprendere, meglio, che hanno iniziato a comprendermi, per pura grazia.

In questo sito potete ancora leggere alcuni ritagli di Luisito.
Suggeriamo qui La notte che le cose ci nasconde.
Altri testi potete trovarli scrivendo <Luisito> nella casella CERCA, in alto a destra.

iovannino, il figlio del partigiano comunista, chiede a Franco, il protagonista del romanzo “La messa dell’uomo disarmato” di Luisito Bianchi
 
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